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domenica 14 ottobre 2012

IL SUICIDIO È LA CAUSA DI MORTE PIÙ FREQUENTE NEI PAZIENTI BIPOLARI

Da sin. Prof. Giuseppe Caramia, Prof. Massimo Cocchi
La notizia è apparsa recentemente su SanitaNews.it e ci dà modo di parlare di una ricerca per distinguere i due disordini dell’umore: Depressione Maggiore e Disturbo Bipolare nell’Uomo e nell’Animale:. Il 90% dei suicidi è associato alla presenza di un disturbo mentale e il rischio di un gesto estremo è massimo tra le persone con disturbo bipolare. 

L'oscillazione tra mania e depressione, che si stima colpisca un milione di persone solo in Italia, comporta un tasso di suicidio 21 volte più elevato rispetto alla popolazione generale. 

Il suicidio è, infatti, la principale causa di morte nei pazienti con disturbo bipolare e si stima che 1 paziente su 5 muoia a causa di tale gesto estremo. Inoltre, una diagnosi non corretta e una terapia errata aumentano di circa 4 volte il rischio suicidio. 

E' l'allarme lanciato dagli esperti nel ciclo di incontri ''Appropriatezza terapeutica e rischio clinico in psichiatria'', promosso da AstraZeneca in tutta Italia in occasione della decima Giornata Mondiale per la Prevenzione del Suicidio. 

L'articolo continua sul sito web della testata scientifica Gravità Zero e sul sito web dell'Associazione Levi-Montalcini

lunedì 2 agosto 2010

CIBO COTTO O CIBO CRUDO? FACCIAMO CHIAREZZA


Trovo molto interessante l’idea di pubblicare degli articoli che contengono una fallacia del discorso per evidenziarne e sottolinearne gli errori logici e di contenuto, errori che molto spesso inducono in errore condizionando e disorientando i lettori meno esperti

Nel caso specifico dell’articolo "Cibo cotto, cibo morto. La cottura distrugge le proprietà curative dei cibi" molto corrette sono le osservazioni di Enrico Campanelli sugli errori logici e di conseguenza di contenuto di quanto riportato nell’articolo.

Secondo gli studiosi della storia dell’evoluzione dell’uomo, la “scoperta” del fuoco da parte dell’uomo sarebbe avvenuta circa 400.000 anni fa. Dapprima l’uomo ha imparato a conservare quello provocato dai fulmini, poi il fuoco è stato ottenuto con mezzi rudimentali e la sua conservazione ha, con il tempo, assunto anche un carattere rituale e sacro. Tale scoperta ha enormemente rivoluzionato l’evoluzione dei rapporti umani e la socializzazione, in quanto si sono formati i primi gruppi che si radunavano intorno al fuoco che scaldava e difendeva dagli animali feroci. La cottura dei cibi e la loro assunzione ha avuto enormi ripercussioni sullo stato di salute dell’uomo, prevenendo molte infezioni ed infestazioni e permettendo una maggior varietà di alimenti. Nel corso di molti millenni la cottura degli alimenti ha indubbiamente condizionato quindi l’evoluzione dell’uomo e ha certamente influenzato il comportamento dei geni, e di conseguenza lo stato di salute e lo sviluppo intellettivo dell’uomo portandoci al nostro attuale stato.
Questo è stato previsto, nel corso dei secoli, da molti nostri illustri antenati fra i quali Ippocrate (460-377 a.C.) che affermava “se si riuscisse a dare a ciascuno la giusta dose di nutrimento ed esercizio fisico, avremmo trovato la strada per la salute”, Leonardo da Vinci (1452 - 1519) il quale affermava che “la vita dell’Omo si fa dalle cose mangiate” da Ludwig Feuerbach (1804-1872) il quale sosteneva che “l’uomo è ciò che mangia” ed oggi trova conferma nella nutrigenomica, scienza che studia come e perché i nutrienti (cotti e/o crudi), interagendo con i geni, condizionano, nel bene o nel male, il nostro stato di salute.

Per quanto riguarda gli alimenti crudi, è noto a tutti che: richiedono un maggior impegno della masticazione, esercizio essenziale per i denti; fanno risparmiare energie, tempo e lavoro; posseggono vitamine, enzimi, sali, acidi, carboidrati, proteine, che in parte vengono perse con la cottura, dalla cottura di prodotti amilacei da forno viene prodotta naturalmente, soprattutto quando si superano temperature di 120° C, l’acrilamide sostanza scoperta accidentalmente per la prima volta nel 2002 nelle patate fritte, nelle grigliate, nei prodotti da forno e noto cancerogeno per gli animali da laboratorio.

Per tale motivo sono in corso importanti studi da parte dell’EFSA (European Food Safety Authority) per ridurre la sua presenza negli alimenti.
E’ anche noto che la frittura oltre il punto di fumo, in particolare degli oli ricchi di acidi grassi insaturi viene prodotta, dalla disidratazione del glicerolo, l'acroleina sostanza tossica per il fegato e irritante per la mucosa gastrica.

E’ però ugualmente noto che l'olio d'oliva in quanto contiene pochi acidi grassi polinsaturi, subisce un'ossidazione limitata e contenendo degli antiossidanti naturali, questi fanno da ulteriore protezione per cui si rileva la presenza di acroleina, in quantità però non ancora pericolosa, solo dopo almeno 4-5 fritture (in friggitrice). Per tali motivi il migliore olio per la frittura è l’olio d’oliva per il suo elevato punto di fumo e il contenuto di antiossidanti.

In conclusione, vi sono fondati motivi per ritenere che, pur riconoscendo la notevole importanza dei cibi crudi, e quindi della frutta, verdura e legumi per l’apporto di vitamine, sali minerali, oligoelementi, ecc, l’organismo umano si sia in qualche modo “abituato”, nel corso dei millenni, anche ad alcuni cibi cotti soprattutto verdure, legumi e cereali meno dannosi, traendo vantaggi anche da questi. Importante è però abbondare con la verdura e la frutta, anche per il loro apporto di fibra, tanto importante per la salute dell’uomo e porre attenzione ai sistemi di cottura evitando, quando possibile cibi tostati, grigliati, abbrustoliti.

In tale ambito di notevole interesse risulteranno le prossime indicazioni del Comitato Europeo EFSA.


Prof. Giuseppe Caramia

lunedì 19 ottobre 2009

INCONTRO CON IL PREMIO NOBEL PER LA CHIMICA KARY MULLIS


Vi abbiamo anticipato dell'incontro avuto con il Premio Nobel per la Chimica Kary Mullis nell'ambito di una conferenza sui suoi nuovi studi su farmaci antiinfettivi usando la PCR.

Partendo da una riflessione di Kary Mullis, espressa nella sua recente autobiografia, al convegno si è parlato non tanto del tempo fisico in cui si sviluppa una ricerca ma soprattutto di quello dell'accettazione da parte del mondo scientifico per le successive applicazioni universali.

Kary Mullis, biochimico californiano, eccentrico e provocatore, è divenuto celebre per la scoperta della Pcr (Polymerase Chain Reaction): una tecnica che permette di amplificare in vitro frammenti anche minimi di Dna.

Nella foto da sinistra il Prof. Giuseppe Caramia, il Prof. Kary Mullis e alcuni familiari dello scienziato ospiti in Italia.

Nel 1993 ha ricevuto il Premio Nobel per la Chimica, mentre nel 2004 gli e' stata conferita dalla Facolta' di Farmacia dell'Universita' di Bologna la laurea honoris causa in Biotecnologie farmaceutiche.

Per l'occasione il Comune di Bologna ha assegnato allo scienziato il Turrita d'argento, riconoscimento che Palazzo D'Accursio riserva alle personalità non bolognesi che si distinguono per l'eccellenza nelle arti, nella scienza e nella cultura.

mercoledì 18 marzo 2009

OBBLIGO DI DENUNCIA DEI CLANDESTINI: IL RIFIUTO DEI MEDICI


La reazione dei medici è stata d’immediata condanna, e tutta la rete protesta in massa contro il recente decreto legge (ne abbiamo parlato qui) che detta ai medici imposizioni sull'obbligo di denunciare gli immigrati clandestini che ricorrono al sistema sanitario.

E dai blog rimbalza anche l’allarme per ulteriori danni ai diritti civili cagionati dalle proposte del Pacchetto Sicurezza

Gravità Zero viene ripreso sul "primo piano" di un interessante approfondimento di Liquida Magazine

E intanto il nostro Prof. Giuseppe Caramia, ci scrive segnalandoci alcune note storiche che non dovrebbero essere mai dimenticate!

"Faccio presente che la proposta di legge, oltre a contraddire gli insegnamenti e il giuramento di Ippocrate, padre della medicina occidentale, potremmo dire che va anche contro il principio fondamentale della Croce Rossa del quale un medico italiano Ferdinando Palasciano nel 1848 è stato, come da tutti riconosciuto l'ispiratore".

"In pratica una tale legge ci riporterebbe ai tempi dei Borboni quando l’illustre medico napoletano dell’esercito borbonico Ferdinando Palasciano (Capua 1815 - Napoli 1891) viene condannato a morte per fucilazione perché nella battaglia di Messina contro gli insorti, nonostante il divieto del Generale Filangeri, presta soccorso anche ai nemici feriti e ai civili. Giustifica il suo comportamento perché in base al diritto di tutti i feriti di guerra alla cura, in virtù del “principio di neutralità del ferito”, al fatto che la vita dei feriti è sacra e che la missione di medico è «troppo più sacra» del dovere di soldato. La condanna gli viene tramutata in un anno di carcere grazie all’intervento e alla stima personale di Ferdinando II di Borbone".

"Caduti i Borboni, il 28 aprile 1861, in una storica seduta dell’Accademia Pontaniana di Napoli, espone il suo principio di “neutralità dei feriti di guerra”, inquadrandolo nei doveri internazionali degli Stati ed è pertanto considerato “ispiratore della nascente Croce Rossa”. Infatti gli svizzeri raccolgono l’idea e la portano avanti fino alla Convenzione di Ginevra, approvata il 22 agosto 1864 in cui viene istituita la Croce Rossa.

Il governo italiano dell’epoca, non si cura di rivendicarne la paternità per conto del Palasciano, ma il 12 agosto 1868, tutta la stampa svizzera gli riconosce il primato di aver proclamato "la neutralità dei feriti sul campo di battaglia" e auspica che il Congresso riunito possa «ispirarsi di più in più alle idee di Palasciano e farle passare nell’ordine dei fatti ormai acquisiti della nostra civiltà». Il Nobel per la Pace del 1901, il primo nella storia, viene assegnato allo svizzero Dunant e al francese Passy. Palasciano è morto dieci anni prima, il 28 novembre 1891".
"In sostanza il bisognoso di cure non ha nazionalità!"
G. Caramia

tratto da: Gravità Zero, divulgazione scientifica

sabato 14 febbraio 2009

L'OBESITÀ IN ITALIA: UNA GRANDE CAMPAGNA DI SENSIBILIZZAZIONE E SCREENING


Per sovrappeso e obesità si intende quella condizione che si verifica quando vi è un eccesso di massa grassa che supera i valori dell’indice di massa corporea (BMI). Tale indice, tenuto conto di piccole variazioni in rapporto all’età pediatrica e alla razza, si ricava dal rapporto del peso espresso in Kg e l'altezza espressa in metri al quadrato, è l'indicatore oggi più utilizzato nella valutazione clinica e nella classificazione del sovrappeso e dell'sbesità (es. Peso Kg. 70 / altezza m. 1,702 = 24,2: peso al limite superiore del normale).




L’obesità è il primo passo verso l’ipercolesterolemia, l’ipertensione, l’aterosclerosi, il diabete, le patologie cardiovascolari, i problemi respiratori con apnee nel sonno ecc. Considerata, fino a non molti anni fa, solo una condizione in cui vi è un accumulo di grasso negli adipociti, in seguito a numerose indagini è emerso che il grasso bianco, costituito da adipociti maturi e da altre cellule, è un vero e proprio organo endocrino con un importante ruolo nei meccanismi infiammatori e metabolici divenendo così un importante problema di salute pubblica a livello mondiale.

Epidemiologia e costi

Negli USA, si sono registrati i picchi massimi di obesità pari al 40% negli adulti e il 32% dei soggetti in età evolutiva, percentuali che purtroppo sono di poco inferiori in molti altri paesi.
In Italia dove la dieta mediterranea dovrebbe rappresentare una significativa prevenzione, l'obesità non è una malattia dei ricchi, in quanto coinvolge anche quelle fasce di popolazione più svantaggiate dal punto di vista socioeconomico . Il 34% delle persone pari a circa 18 milioni di adulti, è sovrappeso e circa il 10% pari a quattro milioni è obeso. Soprattutto gli uomini sono in sovrappeso (42% contro il 25,7% delle donne) e l'obesità è più comune nel Sud (11,4%, contro 7,5% del Nord-Ovest). Le età più a rischio sono i 45-54 anni (13%) e i 55-64 anni (15%) mentre rare sono le persone anziane sovrappeso (12,4%).
Alcuni dati epidemiologici evidenzialo che ogni giorno 156 italiani perdono la vita, pari a 57 mila decessi/anno per le conseguenze dell'eccesso di peso, con un costo che secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanita' (Oms) e' pari all'1% del Prodotto interno lordo. In Europa l’obesità incide per l'1% del Pil e per il 6% della spesa sanitaria. I costi indiretti, come perdita di produttività sul lavoro, sono doppi rispetto a quelli diretti, calcolati come numero di posti letto occupati mentre difficilmente calcolabili sono i costi dovuti a minor rendimento scolastico, discriminazione lavorativa, problemi psicosociali

La campagna "Dai peso al peso"

Per cercare di mettere un freno ad un problema di salute pubblica tanto grave prende il via da Roma il 13 e 14 Febbraio per terminare in Giugno a Cagliari la campagna 'Dai peso al peso', organizzata nell'ambito del progetto per combattere il sovrappeso e l’obesità, condotto in collaborazione fra Istituto Superiore di Sanità, Istituto San Raffaele Pisana di Roma, la Società italiana dell'obesità e l’azienda Acaya, specializzata in simulazioni sanitarie.

Durante il periodo della campagna, saranno in campo oltre 200 medici e 100 infermieri in 8 ambulatori e dal 2 febbraio sarà attivato il numero verde 800.928892. Le persone di età compresa tra i 18 anni e i 75 anni interessate al controllo, possono liberamente avvicinarsi ai 50 punti predisposti nelle Iper-Coop, dove saranno accolte da medici e infermieri per controllare il peso su apposite bilance, che riescono a calcolare la quantità di grasso anche stando in posizione eretta, misurare la pressione arteriosa, eseguire un prelievo capillare di sangue per determinare la glicemia e il profilo lipidico e un test sul comportamento psicologico nei confronti dell’alimentazione.

Si otterrà per la prima volta una mole di dati, per i quali è stato garantito l’anonimato dal Direttore del Dipartimento del Farmaco dell'Iss, Dr. Stefano Vella, relativa a 10 mila persone in sovrappeso o obese e si cercherà di valutare, come ha detto il Prof. Saverio Cinti dell’Università Politecnica delle Marche e Presidente della Società Italiana dell'Obesità, quante sono le persone obese e in sovrappeso effettivamente a rischio di patologie conclamate. Queste potranno essere ricontattate e ricontrollate a scopo preventivo in futuro per seguire l'evoluzione del loro stato di salute.

La prevenzione

La prevenzione è tutt’altro che facile perché lo stile di vita è cambiato (meno frutta, verdure e pasti a orari regolari) e le offerte alimentari di hamburger con salse pronte, biscotti, merendine, patatine fritte, cibi industriali con additivi contenenti sostanze scatena-fame ecc. sono notevolmente aumentate. Inoltre negli ultimi anni un hamburger che conteneva fra 500 e 600 calorie, oggi arriva a contenerne 1.200 e nei vari alimenti si abbonda con gli oli di semi che, a differenza dell’olio extra vergine d’oliva, oltre ai gravi problemi metabolici, non da il senso di sazietà.

Sono pertanto indispensabili tre elementi fondamentali:
  • esercizio fisico: deve essere misurato in rapporto con l’età del soggetto; negli anziani le passeggiate possono essere di notevole aiuto;
  • tipo di alimentazione: deve tenere conto dei cardini della “dieta mediterranea”, ricca di verdura, frutta in più pasti nella giornata, olio extra vergine d’oliva possibilmente come unico grasso, pesce;
  • quantità ridotte: queste devono essere spiegate concordate e ripetutamente “contrattate” con un medico senza rinunciare ai carboidrati soprattutto complessi e permettendo qualche deroga perché il mangiare è uno dei piaceri della vita e la dieta non deve essere una punizione altrimenti o prima o dopo viene abbandonata con maggiori recuperi di peso. In pratica bisogna far capire quale è l’eventuale deroga che non fa perdere peso per cercare di limitarla al massimo concordando alternative alimentari e quantità.

Le risposte alla campagna “Dai peso al peso” una delle più vaste mai condotte in Italia, sono attese fra circa un anno e mezzo, a conclusione dell’esame di tutti i dati rilevati.

Per saperne di più: www.nutrimi.it
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sabato 7 febbraio 2009

L'EPIDEMIA DI INFLUENZA 2008-2009



L'influenza è la principale malattia infettiva dell'apparato respiratorio. E’ provocata da virus in grado di diffondersi rapidamente attraverso le microscopiche goccioline di saliva emesse con starnuti e tosse. I virus influenzali vengono classificati in tre diversi tipi (A, B e C) ed in vari sottotipi, sulla base delle caratteristiche degli antigeni di superficie, denominati emoagglutinina (H) e neuroaminidasi (N). Il tipo C è alquanto raro per cui le epidemie influenzali sono provocate prevalentemente dai tipi A e B.

Una delle caratteristiche dei virus influenzali è quella di andare incontro, di anno in anno e da regione a regione, a mutazioni, responsabili della gravità e della dimensione di ogni singola epidemia.

Le mutazioni minori o secondarie degli antigeni di superficie H e N si manifestano ogni 2-3 anni per cui, per la presenza nella popolazione di una parziale difesa immunitaria dovuta alla malattia contratta negli anni precedenti, si verificano epidemie più limitate e lievi.
Importanti mutazioni strutturali degli antigeni di superficie H e N si verificano invece ogni 10-20 anni e danno origine, per la mancanza di una adeguata protezione immunitaria nella popolazione, a delle vere e proprie pandemie, con una morbosità che arriva al 50% nella popolazione generale, e fino all'80% nelle comunità chiuse.

I virus influenzali sono in grado di diffondersi rapidamente attraverso i continenti, per cui possono dare origine a vere proprie pandemie più o meno gravi e ad insorgenza di solito improvvisa, che si manifestano nell'Emisfero Nord fra Settembre e Marzo e nell'Emisfero Sud da Giugno a Settembre. Il ciclo epidemico dura di solito 8-10 settimane

Il WHO calcola che ogni anno oltre 500 milioni di persone, pari a circa 8-10% della popolazione mondiale si ammala con un quadro clinico caratterizzato da: febbre, tosse, cefalea, mal di gola, rinite, dolori osteo-articolari e muscolari, astenia.

Nel febbraio 2008 è stato ipotizzato che l’influenza 2008-2009 sarebbe stata una “influenza australiana” cioè una epidemia determinata da uno di due virus isolati a Brisbane in Australia o da uno isolato in Florida. Per tale motivo il vaccino di quest’anno contiene i due ceppi provenienti da Brisbane, in Australia e uno dalla Florida e sono rispettivamente i ceppi virali A/Brisbane (H1N1), A/Brisbane (H3N2) e B/Florida.

A metà Novembre 2008 sono stati isolati i primi virus influenzali che, come da previsioni, corrispondono tutti al ceppo australiano H3N2/A/Brisbane inserito nel vaccino.
Il virus dell’influenza “Australiana” è un virus alquanto pericoloso in quanto è un ceppo nuovo e quindi ad alta e veloce diffusione. Per tale motivo in Europa potrebbe ammalarsi il 25% della popolazione ma per i vaccinati i vantaggi preventivi saranno evidenti in quanto vi è una concordanza antigenica tra il vaccino e i ceppo virale circolante.

Indicazioni alla vaccinazione
Secondo la circolare 2008/2009 del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali, il vaccino anti influenzale somministrato da metà Ottobre a fine Dicembre, è indicato per la protezione di tutti i soggetti che non abbiano specifiche controindicazioni alla sua somministrazione.

L'offerta attiva e gratuita della vaccinazione, è prioritaria per i soggetti di età pari o superiore a 65 anni, per i bambini di età superiore a 6 mesi e ragazzi e adulti affetti da: malattie croniche dell’apparato respiratorio (malattia asmatica, displasia broncopolmonare, fibrosi cistica), cardio-circolatorio (cardiopatie congenite e acquisite), malattie renali con insufficienza renale; diabete mellito e altre malattie metaboliche; malattie degli organi emopoietici ed emoglobinopatie; diabete e altre malattie dismetaboliche; sindromi da malassorbimento intestinale; malattie congenite o acquisite che comportino carente produzione di anticorpi, immunosoppressione indotta da farmaci o HIV; patologie per le quali sono programmati importanti interventi chirurgici; bambini e adolescenti in trattamento a lungo termine con acido acetilsalicilico, a rischio di sindrome di Reye in corso di sindrome influenzale; bambini pretermine di basso peso alla nascita, dopo il compimento del 6° mese di vita.

La raccomandazione va estesa ovviamente anche ai familiari di bambini a rischio di ammalarsi e, in particolare, va estesa agli anziani. E' inoltre indicato per le donne che all'inizio della stagione influenzale si trovino al secondo e terzo trimestre di gravidanza, per ricoverati presso strutture per lungodegenti, per medici e personale sanitario, familiari e contatti di soggetti ad alto rischio, soggetti addetti a servizi pubblici di primario interesse collettivo, personale a contatto con animali che potrebbero costituire fonte di infezione da virus influenzali non umani (allevatori, addetti al trasporto di animali vivi, macellatori e vaccinatori, veterinari pubblici e libero-professionisti). Non vi sono invece indicazioni per una vaccinazione di massa di tutti i soggetti in età evolutiva. La circolare raccomanda di non somministrare il vaccino a lattanti al di sotto dei sei mesi e a soggetti che abbiano manifestato reazioni di tipo anafilattico ad una precedente vaccinazione o ad uno dei suoi componenti.

Va inoltre rilevato che il bambino ha un ruolo centrale nella diffusione del virus; ogni anno, infatti, il picco epidemico nella popolazione in età scolare precede di circa 15 gg. quello della popolazione generale e che la trasmissione aerea rapida del virus, attraverso le secrezioni respiratorie, è facilitata dalla promiscuità prolungata e dagli ambienti ristretti come le aule scolastiche

Efficacia della vaccinazione
Il vaccino antinfluenzale offre una protezione esclusivamente nei confronti dei virus dell’influenza e non contro altri virus o batteri responsabili di malattie respiratorie con sintomi simili all’influenza.

Generalmente la vaccinazione conferisce immunità nel 75% circa dei casi; il rimanente 25% può contrarre l’influenza, ma spesso con sintomi più lievi.

La protezione indotta dal vaccino inizia due settimane dopo l’inoculazione, perdura per sei-otto mesi e porta anche ad una riduzione significativa, fino al 25%, delle giornate lavorative perse, delle ospedalizzazioni, della mortalità del 40% e dei costi per le medicine. Inoltre quando si procede alla vaccinazione contro una specifica malattia se il numero di persone trattate è sufficientemente numeroso si raggiunge l’obiettivo definito “immunità di branco”, cioè la neutralizzazione della malattia infettiva attraverso l’immunizzazione di gran parte dei soggetti che possono contrarla. Proprio in base a questo principio sembra che vaccinando i bambini si può ottenere una certa protezione per gli anziani. Per la breve durata dell’immunità e per il possibile cambiamento dei ceppi in circolazione, è però necessario ripetere la vaccinazione all’inizio di ogni stagione influenzale.

Accanto agli effetti positivi sono segnalati gli effetti collaterali quali arrossamento e gonfiore, della durata di circa 48 ore nella zona di iniezione, lievi reazioni cutanee, febbre, malessere generale, dolori muscolari e articolari più frequenti in soggetti mai vaccinati, in genere dopo 6-12 ore dalla vaccinazione che durano 1-2 giorni.

Per gli allergici alle proteine dell’uovo il vaccino non è sconsigliato perché la quantità di proteine contenute non raggiunge la soglia responsabile della reazione. Anche se non ci sono segnalazioni di reazioni specifiche al vaccino, nel dubbio ricorrere ad un centro di Allergologia Pediatrica attrezzato per eseguire in tutta sicurezza le vaccinazioni anche nei bambini allergici. Come precauzione, è meglio evitare la vaccinazione se il bambino ha la febbre mentre non è controindicata se sono presenti infezioni di lieve entità delle vie respiratorie come raffreddore o mal di gola.

L’Influenza Australiana
Una recente nota dell’Istituto superiore di sanità del 22 gennaio 2009 riporta che sono oltre 1.300.000 gli italiani colpiti dal virus dell'influenza "australiana" dall'inizio dell'epidemia fino ad oggi e cioè 6 casi ogni mille pazienti assistiti, il 36% in più rispetto alla settimana precedente, un notevole aumento rispetto alla settimana precedente.

In particolare, nell'ultima settimana di rilevamento (12-18 gennaio) la rete dei medici sentinella sul territorio nazionale ha registrato un'incidenza di 5,97 casi per mille assistiti, pari a 352.230 colpiti dal virus. I più' vulnerabili risultano ancora i bambini da 0 a 4 anni con un'incidenza di 16,34 casi per mille, seguiti dalla fascia d'età' 5-14 anni (10,62). Meno colpiti gli ultra sessantacinquenni (2,31 casi per mille). Le regioni più interessate dall'epidemia sono quelle del centro-nord, in particolare Marche (10,13 casi per mille), Friuli (8,35), Veneto (7,87), Umbria (7,82), Emilia Romagna (7,81), Lazio (7,25). Durante la terza settimana del 2009 - sottolinea l'Iss - si intensifica l'attività del virus influenzale e la curva epidemica continua la sua ascesa. L'incidenza totale pari a 5,97 casi per mille assistiti è inferiore a quella registrata nella stagione precedente (2007-08) e in quella 1999-2000, ma superiore a quella nelle altre stagioni influenzali (v.Fig.). Analizzando l'andamento delle ultime settimane, la diffusione del virus sarebbe ancora in crescita. Di solito, il massimo si registra tra la quarta e l'ottava settimana, in generale tra l'ultima decade di gennaio e la seconda di febbraio.

L'INFLUENZA SI COMBATTE SUL WEB

Ricordiamo che è possibile partecipare attivamente al progetto Influweb, un sistema di partecipazione volontaria per il monitoraggio dell'influenza in Italia.

Si basa su una piattaforma web interattiva, cui ogni utente può accedere per registrarsi, partecipare attivamente, fornire aggiornamenti su eventuali sintomi influenzali e ottenere informazioni utili sul virus dell'influenza.

Ricordiamo che a Influweb si possono iscrivere non solo i malati, ma è importante che si iscrivano anche le persone sane!
E' infatti importante ai fini statistici monitorare il reale stato di salute delle persone.

Come partecipare? Un clic qui
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sabato 13 dicembre 2008

LE CARATTERISTICHE DI ECCELLENZA DELLA 31/a EDIZIONE DELLE "GIORNATE PEDIATRICHE INVERNALI"

Madonna di Campiglio 2 - 6 febbraio 2009

Solo ciò che è tradizione è importante,
solo ciò che è importante diventa tradizione


Ogni pediatra italiano presente alla 31a edizione delle “Giornate pediatriche invernali” che si svolgerà a Madonna di Campiglio (TN) dal 2 al 6 febbraio 2009, troverà qualche argomento di personale interesse e di aggiornamento specifico per migliorare e ampliare il proprio patrimonio culturale.

Inoltre il convegno ha due caratteristiche di eccellenza: le tematiche affrontate rispondono ai bisogni assistenziali della pediatria attuale. Infatti un primo gruppo di argomenti tratta alcuni aspetti neonatologici,,soprattutto le problematiche dell’incremento delle nascite a rischio e del neonato a rischio, tema sempre più emergente, in particolare fra gli immigrati, per cui è previsto un maggior impegno e coinvolgimento di tutti i pediatri.

Nella foto, l'organizzatore, il pediatra Dr Gianpaolo Bisson

Un altro tema di discussione è quello dell’emergenza-urgenza che, in una situazione come quella italiana in cui il 70% degli ospedali non dispone di un pronto soccorso pediatrico, richiede a tutti un aggiornamento specifico e qualificato.

Il terzo gruppo di argomenti riguarda l’endocrinologia pediatrica con particolare attenzione al tema della pubertà che coinvolge notevolmente il pediatra chiamato sempre più spesso a prendersi cura dell’adolescente con tutti i suoi problemi.

Vengono anche affrontate le problematiche, di sempre più frequente riscontro, del bambino migrante nei suoi aspetti clinici e nutrizionali, in modo da poter integrare la specificità culturale del cibo con le esigenze nutrizionali determinate dai differenti stili di vita.

Il quinto gruppo di argomenti riguarda la discussione di varie problematiche cliniche.

Infine poiché oggi nelle scuole di specializzazione si tende a recuperare gli aspetti clinici della malattia e la ricerca, i giovani colleghi avranno anche la possibilità di presentare, in concorso, i loro studi e le loro ricerche e i migliori tre lavori saranno premiati.

Altro importante aspetto di eccellenza delle “Giornate pediatriche invernali” consiste nella caratteristica residenziale del convegno. Questo dà la possibilità di incontrare colleghi con maggiori e/o diverse esperienze e, superando ostacoli e barriere comunicative spesso insormontabili, esporre e scambiare le proprie conoscenze, porre domande, ottenere informazioni e insegnamenti anche dai grandi Maestri della pediatria italiana presenti alla manifestazione.

Queste due eccellenze, con gli atti del congresso che ognuno di noi potrà rileggere nel proprio studio rivivendo le magnifiche esperienze, rientrano nella lunga tradizione del convegno che ricorda un vecchio aforisma: "solo ciò che è importante diventa tradizione e solo ciò che è tradizione è importante".

Scarica qui il PDF del programma

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venerdì 12 dicembre 2008

TRAPIANTO DI FEGATO PEDIATRICO AL CONGRESSO DI AVERSA


Il trapianto di fegato, cioè la sostituzione di un fegato ammalato con uno sano prelevato da un donatore, è stato realizzato per la prima volta nel 1963 a Denver nel Colorado ma il primo successo si è avuto solo nel 1967 e per un tempo alquanto breve. Negli anni '70, solo il 25% dei pazienti sopravvivevano almeno un anno e solo negli anni '80 con la messa a punto della ciclosporina i risultati sono migliorati negli adulti e nei bambini.

La ciclosporina infatti, uno dei più potenti farmaci immunosoppressivi utilizzati per prevenire il rigetto dei trapianti è il maggior responsabile del successo di tutti i tipi di trapianti d’organo, agisce inibendo i linfociti T helper, responsabili del rigetto, senza però alterare la funzione del midollo osseo da dove originano molte delle cellule vitali del sangue.

Così dall'inizio degli anni 90 il trapianto di fegato è divenuto, in età evolutiva, un trattamento standard ha sostenuto la Prof.ssa Giorgina Mieli-Vergani, dell’Institute of Liver Studies - King's College Hospital, Denmark Hill, London, nella sua relazione al Congresso Nazionale di Pediatria Ospedaliera ad Aversa organizzato dal Presidente della Società Italiana Pediatria Ospedaliera Prof Salvatore Vendemmia.

Le indicazioni per il trapianto di fegato pediatrico comprendono epatopatie croniche scompensate di varia eziologia quali l’ atresia delle vie biliari dopo una enterostomia di Kasai che non ha avuto successo, deficienza di alfa 1 anti-tripsina, colangite sclerosante, colestasi progressive familiari, malattia di Wilson, epatite autoimmune, fibrosi cistica, ecc); gravi malattie metaboliche incompatibili con una vita normale e dovute a difetti enzimatici confinati solo o soprattutto al fegato (per esempio sindrome di Crigler Najjar tipo 1, ipercolesterotemia familiare, acidemia propionica, difetti del ciclo dell'urea, ecc); tumori che rispondono alla chemioterapia ma rimangono inoperabili; insufficienza epatica acuta; complicazioni di malattie epatiche croniche associate a povera qualità di vita (per esempio prurito e xantomatosi nella sindrome di Alagille).

La Prof.ssa G. Mieli-Vergani sottolinea che in pediatria, la decisione di procedure a trapianto non è presa solo sulla base di una diminuita possibilità di sopravvivenza, ma anche sulla necessità per il bambino di crescere, di studiare e di vivere normalmente, completamente integrato nella società. Il bambino e la famiglia hanno bisogno di accurati accertamenti medici e psicologici prima che il bimbo sia messo in lista per trapianto e devono essere pronti ad accettare la dipendenza dalla struttura sanitaria per molti anni a venire.

Nonostante il trapianto di fegato continui ad essere una operazione molto complessa che può durare anche molte ore, richiedere quantità notevoli di sangue trasfusionale e presentare frequenti complicazioni, il tasso di sopravvivenza nei bambini si attesta all’80-90%.

Il numero di organi disponibili è molto basso rispetto alle necessità, e anche per questo si sono sviluppate le tecniche dello ‘split-liver’, cioè la divisione in due sezioni del fegato che può, successivamente, essere impiantato su due differenti pazienti, la porzione sinistra, più piccola, su un bambino e quella destra su un adolescente o adulto, e il trapianto di fegato tra viventi. Il fegato infatti si rigenera, ed è quindi possibile l'espianto parziale da un donatore vivente. Questa tecnica è anche stata favorita dal fatto che in alcune nazioni (ad esempio Corea del Sud o Giappone) non sia concepibile, per motivi religiosi e culturali, prelevare organi da un cadavere.

Inoltre il notevole successo ottenuto dalla tecnica dello ‘split-liver’ ha migliorato in modo drammatico la disponibilità e la prognosi del trapianto epatico pediatrico aumentando il pool di organi per bambini di tutte le età: grazie allo split-liver è possibile salvare due vite con un solo donatore. Particolarmente interessante è la procedura del trapianto ausiliario, che permette di correggere malattie metaboliche con gravi effetti sistemici, ma associate ad una normale funzionalità epatica, come la sindrome di Crigler Najjar tipo 1 or l'ipercolesterolemia familiare, senza i rischi associati ad un trapianto di organo intero, e di offrire a pazienti con insufficienza epatica acuta un periodo ponte per una guarigione del loro fegato, evitando così la necessità dell'uso di farmaci anti rigetto a lungo termine.

Una nuova tecnica peraltro ancora sperimentale, è il trapianto di epatociti, attualmente per la cura parziale di difetti metabolici come la sindrome di Crigler Najjar tipo 1, la deficienza di fattore VlI, i difetti del ciclo dell’urea e la glicogenosi di tipo 1. In via di sperimentazione e' anche il trapianto di epatociti per bambini con colestasi familiare progressiva o insufficienza epatica acuta.

La Prof.ssa G. Mieli-Vergani ha concluso affermando che sebbene il trapianto di fegato abbia diminuito drasticamente la mortalità delle malattie epatiche in età pediatrica, è importante ricordare che avere il fegato di un' altra persona è di per se una"malattia cronica” per le cure che devono essere continuamente attuate e che una delle cause più comuni di complicanze, particolarmente negli adolescenti e giovani adulti, che porta alla perdita dell'organo trapiantato è la mancata aderenza alla terapia anti-rigetto (ciclosporina, corticosteroidi, tacrolimus) che può portare ad un ulteriore trapianto.
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mercoledì 10 dicembre 2008

LA SALUTE DEGLI ITALIANI OGGI: E DOMANI?


La salute degli italiani è decisamente buona come mostrano le aspettative di una lunga vita e le prospettive sarebbero ancora migliori se venissero promossi comportamenti e stili di vita adeguati soprattutto per quanto riguarda l'attività sportiva, considerata una vera e propria medicina, l'alimentazione, il fumo e l'abuso di alcol.

Al Convegno nazionale su “Progressi delle Aziende Sanitarie per la Salute in Italia (PASSI): dalla lettura dei dati alla programmazione sanitaria" organizzato dal CCM (Centro nazionale per la prevenzione e il Controllo delle Malattie) del Ministero e dal CNESPS (Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute) dell'Istituto Superiore di Sanità, è stata presentata la sintesi del Rapporto nazionale “PASSI 2007” con gli interventi preventivi messi in campo dalle Aziende Sanitarie Locali e dalle Regioni.

L'evento ha rappresentato un'occasione di riflessione sulle informazioni raccolte per la programmazione in sanità pubblica attraverso il contributo delle esperienze regionali e aziendali e il confronto con i partner istituzionali e i portatori di interesse.

Dalle interviste telefoniche di 20.000 persone effettuate da operatori sanitari tramite un questionario standardizzato su un campione di popolazione adulta tra i 18 e i 69 anni nel corso del 2007 è emerso il dato confortante che il 65% ritenere buono o molto buono il proprio stato di salute.

Continua inoltre a diffondersi e si consolida nei cittadini la cultura della salute, insieme alla consapevolezza del legame tra benessere e stili di vita e comportamenti preventivi. Come brutto rovescio di una così bella medaglia è però risultato che il 32% delle persone è in sovrappeso, 31% si è dichiarato fumatore, il 28% è completamente sedentario, il 16% ha abitudini di consumo di alcol considerate a rischio e l'11% è obeso.

Da quanto ora riportato appare evidente che adeguati interventi su comportamenti e stili di vita possono dare risultati brillanti soprattutto se messi in atto in un periodo particolarmente sensibile della vita dell’uomo e soprattutto delicata rispetto agli esiti di salute psico-fisica e di vita future quale quello dell’età evolutiva.

Soprattutto in tale epoca la “dieta mediterranea” proposta negli anni 1950 dal Dottor Keys che dal freddo Minnesota si è trasferito con la moglie nella sua seconda casa nell’Italia meridionale nel piccolo e bellissimo borgo marino di Pioppi del Comune di Pollica nel Cilento, in Provincia di Salerno, dove è vissuto per circa quaranta anni, è di fondamentale importanza.

Dall'ultima recente indagine su "Abitudini e stili di vita degli adolescenti", che viene condotta da oltre 10 anni dalla Società italiana di pediatria su un campione di 1200 studenti delle scuole medie inferiori, di età compresa tra 12 e 14 anni è invece emerso, come elemento più allarmante un ulteriore aumento del consumo di fumo, alcol e droga. Tale fenomeno in costante crescita da molti anni, evidenzia incrementi significativi dato che nel 2008, il 30,2% ha ammesso di aver fumato almeno una volta una sigaretta, contro il 23,6% del 2007, il 10% ha ammesso di essersi ubriacato, rispetto al 9% e che il 6,4% ha fumato cannabis, contro il 4,2%.

Rilevante è inoltre risultato l'accesso e l'uso delle tecnologie di comunicazione. Fino al 2000 quasi tutti avevano sentito parlate di Internet, ma solo il 37% aveva un personal computer a casa e meno del 25% aveva navigato almeno una volta sul web. Nel 2008, il 42,4% (45% delle femmine contro il 41% dei maschi) utilizza quotidianamente Internet e solo il 12% non si collega mai in Internet. Inizialmente su internet si cercavano informazioni e approfondimenti per la scuola, oggi ci si collega in rete per scarico di musica/video (76,4%), messenger (75,9%), chat (69,9%), e, soprattutto, viene utilizzato YouTube (76,5%). I comportamenti a rischio dichiarati sono: il 39% richieste da sconosciuti, in chat o in messenger, del numero di telefono e il 13,3% lo ha dato. Inoltre, in percentuali variabili, sono stati richiesti incontri, foto e uso di web cam: una parte di questi giovani ha aderito a tali richieste.

Il Presidente della Società Italiana di Pediatria Dr Pasquale Di Pietro ha pertanto sostenuto la “necessità di un intervento tempestivo e congiunto di famiglia, scuola, pediatri e Istituzioni che deve comprendere: la realizzazione di campagne istituzionali, specificatamente rivolte agli adolescenti, di sensibilizzazione e informazione sui rischi derivanti dal fumo, dal consumo di alcol e dall'assunzione di sostanze (così come sono state realizzate in altre nazioni); una azione capillare, dello stesso tenore, da parte della scuola; un controllo maggiore esercitato dai genitori che spesso (specie per quanto riguarda il fumo) sono più tolleranti del dovuto; un ruolo più incisivo dei pediatri di sostegno e indirizzo alla famiglia per prevenire o intervenire sul fenomeno".

Uguale impegno deve essere posto nel ridurre l'overdose televisiva che condiziona, in peggio, tutti i comportamenti degli adolescenti: da quelli alimentari a quelli sociali. Il tempo in eccesso passato davanti alla TV (più di tre ore al giorno), con i messaggi e i modelli veicolati, favoriscono una ridotta attività fisica e sportiva, una minore socializzazione, minori stimoli culturali, meno dialogo e tempo trascorso con i genitori: stili di vita.

Più positivi sembra invece essere alcuni aspetti relativi alla alimentazione: frutta e latte sono gli spuntini scelti da almeno il 50% del campione, bibite gasate e merendine ricche di grassi saturi e di grassi trans, rimangono una percentuale minoritaria.


domenica 23 novembre 2008

OLIVE ED OLIO: DALLA MADRE TERRA ALLA TAVOLA. UN CONVEGNO AD ASCOLI


L’olio proveniente dalla “spremitura” delle olive rappresenta uno dei più antichi alimenti. Unitamente alla pianta di olivo è noto da millenni e, nel corso dei secoli, è stato utilizzato come alimento, come presidio terapeutico per molte condizioni patologiche ma anche come unguento per gli atleti, come fonte di illuminazione e per i riti sacri. Negli ultimi trent’anni per le notevoli acquisizione scientifiche sugli aspetti nutrizionali, viene considerato elemento cardine della cosiddetta “dieta mediterranea” in quanto ricco di importanti principi nutrizionali indispensabili, quali gli acidi grassi monoinsaturi e gli acidi grassi essenziali oltre a particolari componenti minori di estrema importanza per il mantenimento della salute, quali gli antiossidanti.

L’evoluzione di tali conoscenze sull’olio d’oliva permettono però sempre più di chiarire la sua funzione nutraceutica, cioè di sostanza grassa importante come nutrimento ma con azioni terapeutiche sulla pressione arteriosa, sulle lipoproteine sieriche e sullo stress ossidativo da parte dei polifenoli e di altri antiossidanti. In tale ambito è inoltre noto che l’oleocantal dell’olio d’oliva, sostanza responsabile della sensazione di pizzicore che si ha in gola quando si mangia dell’olio extravergine, ha una azione antiinfiammatoria simile all’ibuprofen. Pur essendo due molecole completamente diverse inibiscono le ciclossigenasi COX-1 e COX-2 svolgendo la ben nota azione anti infiammatoria.

Importante è anche l’azione nutigenomica, cioè l’azione diretta dei vari componenti dell’olio sui geni, come avviene per l’azione sul polimorfismo del PPARgamma2 protettivo nello sviluppo del diabete, e per la soppressione di alcuni geni oncogeni documentato non solo negli animali da esperimento.

Infine, del tutto recentemente è stato evidenziato che l’oleiletanolamide, derivato dall’acido oleico, ha una azione di soppressione del senso della fame senza agire inibendo i cannabinoidi CB1.

Vi sono pertanto fondati motivi salutistici per proteggere e sostenere la produzione e il consumo dell'olio di oliva extravergine in quanto è il miglior regalo che possiamo offrire al nostro organismo per godere di una buona salute e renderci, con gli alimenti, la vita gustosa e piacevole.

Tali temi che verranno trattati ad Ascoli in occasione dell’incontro sui ”125 anni di storia dell’Agricoltura Picena” ad Ascoli Piceno.

27 Novembre 2008 - ore 9,30
“OLIVE ED OLIO:
DALLA MADRE TERRA ALLA TAVOLA”

ISTITUTO TECNICO AGRARIO STATALE "Celso Ulpiani"
Viale Repubblica n. 30 - 63100 ASCOLI PICENO - Italia
Telefono: 0736-41641/41954 - Fax: 0736-342762
www.agrario-ulpiani.it



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Approfondimenti su: www.bambinoprogettosalute.it
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