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lunedì 14 gennaio 2019

SFIDUCIA NELLA MEDICINA: 5000 ANNI DI EFFETTO PLACEBO

Diffusione di rimedi alternativi alla medicina, spesso illusori, nel nuovo lavoro di Giorgio Dobrilla 

"Cinquemila anni di effetto placebo. Nella pratica clinica, negli studi controllati e nelle medicine non convenzionali". E' questo il titolo nel nuovo lavoro di Giorgio Dobrilla (Edizioni Edra) che affronta il tema dell’effetto placebo nella pratica clinica, negli studi controllati e nelle medicina cosiddetta “non convenzionale”.

Il testo, quindi, tratta un argomento più attuale che mai. La crescente sfiducia nella medicina, il ricorso sempre più frequente a pratiche alternative – spesso inutili, se non perfino pericolose – mostra come le aspettative di cura e di guarigione siano influenzate da fattori non sempre riconducibili alla sfera razionale dell’uomo. Da malati vogliamo guarire, el’efficacia della terapia non si misura talvolta con l’evidenza scientifica del trattamento:può bastare un placebo a persuaderci. Il termine “placebo” (dal latino, “io piacerò”) indica infatti ogni sostanza o terapia priva di principio attivo, che può tuttavia provocare effetti paragonabili a quelli di farmaci realmente efficaci.

martedì 1 gennaio 2019

L'INNOVAZIONE IN MEDICINA: COME SI ALLUNGA LA VITA IN SALUTE?

Dott. Marcello Coppa - CEO di  Coppa + Landini
Domani, giovedì 18 maggio alle 19, nella Sala Arena del Polihub in Via Durando 39 a Milano si terrà l'evento "Explore Talks on Healthcare". Il tema è: "l'innovazione applicata alla salute umana, tra algoritmi matematici, big data e le nuove frontiere della medicina predittiva e della precision medicine".
Vista l'importanza dell'innovazione nell'ambito della salute, Gravità Zero ha posto qualche quesito al Dott. Marcello Coppa, CEO di Coppa + Landini, società di consulenza per l'innovazione. Sarà proprio il Dott. Coppa, domani, ad introdurre l'evento.

1) La pseudoscienza in medicina oggi è molto diffusa. La gente crede fermamente a cose che non stanno ne' in cielo ne' in terra, come si usa dire. Come si può comunicare l'innovazione in medicina in modo scientificamente rigoroso, ma anche divulgativo?

Ciò che può essere immesso sul mercato nell'ambito della salute è regolamentato da diversi organismi nazionali e sovranazionali: per poter essere applicata sull'uomo una soluzione deve percorrere un iter ben definito, che richiede anni di sperimentazione e test a diversi livelli. Ciò ha diverse implicazioni: innanzitutto esistono diverse tipologie di rimedi e solo alcuni sono effettivamente dei farmaci. Altri non lo sono, sono trattamenti cosmetici, integratori, … non farmaci.

Per quanto riguarda la pratica medica c’è anche il giudizio della comunità scientifica che “accetta”  o meno determinati approcci. Questo è un primo discrimine: esiste una versione “ufficiale” dell’innovazione significativa, ma spesso i media cavalcano le pseudoscienze per qualche click. 
Quindi la buona comunicazione è innanzi tutto un problema etico. Poi, c’è anche un tema di competenze scientifiche di chi comunica. Spesso le scoperte o le innovazioni in campo medico vengono comunicate un po’ superficialmente come “cure”. Il fatto è che sono ancora molto lontane dal diventare cure, perché dovranno superare proprio quell'iter che le istituzioni che governano la salute pubblica richiedono.

2) La durata della vita si allunga e questo è un successo in medicina. Ma alcuni pazienti dicono che - soprattutto in certe condizioni - non vale la pena vivere. Esistono innovazioni che miglioreranno la qualità della vita delle persone molto anziane? 
Rispetto al tema degli anziani, sta emergendo il concetto di silver economy, cioè di un comparto dell’economia composto da prodotti e servizi dedicati alle persone anziane. Sul tema della non autosufficienza, credo che l’innovazione medica debba andare di pari passo con l’innovazione sociale. La salute non è soltanto assenza di patologia, ma benessere complessivo. La componente di socialità e di servizi alla persona è quindi fondamentale.

3) La medicina sarà in grado di dirci in anticipo esattamente quanto vivremo? Se è vero che siamo "guidati" da geni ed ambiente in un'interazione piuttosto complessa, quali innovazioni dobbiamo aspettarci in questo campo?


Più che quanto vivremo, che probabilità avremo di sviluppare determinate patologie. Questo è già possibile. Ma la genetica non ha un valore soltanto predittivo. L’innovazione più significativa in questo campo è la possibilità di intervenire a modificare il genoma per correggerne gli “errori”, come ad esempio attraverso la tecnologia di editing chiamata CRISPR/CAS9. Ciò ha implicazioni straordinarie dal punto di vista dell’allungamento della vita in salute (healthy longevity), ma anche diversi risvolti etici rispetto a cosa è da considerarsi “errore”. Sarebbe più corretto infatti parlare di mutazioni, cosa che naturalmente accade, e del fatto che esistano anche mutazioni positive. In silicon valley e negli ecosistemi più avanzati del mondo gli investimenti si stanno orientando dal software all’healthcare. L’afflusso di capitali contribuirà ad accelerare l’innovazione in questo ambito.
Grazie Dott. Coppa e buon lavoro.

Walter Caputo Science writer e redattore scientifico per Gravità Zero Cofondatore del blog "Cibo al microscopio"

L'articolo è tratto dalla testata scientifica Gravità Zero 

sabato 13 maggio 2017

VACCINI? SI, GRAZIE: LA CAMPAGNA SOCIAL IDEATA DAL MAGAZINE FAMILY HEALTH

Sì ai vaccini è la campagna social ideata dal magazine Family Health per sensibilizzare sul tema: lo strumento scientifico più efficace per proteggere i nostri figli e la comunità dalle gravi malattie



Sì ai vaccini nasce dalla Settimana europea, e mondiale, delle vaccinazioni svoltasi dal 24 al 30 aprile per confermare il valore scientifico e l’importanza sociale di questo strumento. 
LA CAMPAGNA SUI SOCIAL - La campagna “virale” ha già raggiunto 100.000 italiani e tutti possono partecipare. Come? Seguendo le istruzioni sulla Mappa Google (http://bit.ly/mappa-si-ai-vaccini) e aggiungendo il proprio nome (anche di fantasia) e un breve commento sul perché dovremmo dire tutti sì ai vaccini. 
Hanno già detto “sì” ai vaccini:
  • Alberto Villani, Presidente Società Italiana di Pediatria (SIP), Responsabile Dipartimento Pediatria Generale e Malattie Infettive, Ospedale Bambino Gesù, Roma
  • Giovanni Corsello, Past President Società Italiana di Pediatria (SIP), Professore Ordinario Pediatria, Università di Palermo
  • Mauro Stronati, Presidente Società Italiana di Neonatologia (SIN), Direttore Dipartimento della Salute della Donna e del Bambino, Neonatologia e della Terapia Intensiva Neonatale, Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo, Pavia
  • Marcello Ciaccio, Presidente Società Italiana di Biochimica Clinica e Biologia Molecolare Clinica (SiBioC), Professore ordinario di Biochimica Clinica della Scuola di Medicina, Direttore del Dipartimento di Diagnostica di Laboratorio del Policlinico Universitari, Palermo
  •  Marco Bianchi, Divulgatore scientifico nella squadra del Prof. U. Veronesi, cuoco amatoriale, autore di libri di cucina e volto televisivo.
OBBLIGATORIO SI O NO? CONTA SENSIBILIZZARE - Mentre si discute per rendere obbligatoria questa pratica clinica per garantire l’accesso sicuro dei bambini agli asili nido, tutti concordano sull’importanza della sensibilizzazione per raggiungere e mantenere una copertura vaccinale appropriata (95%) indispensabile per ridurre la “circolazione” dei germi e proteggere ciascun individuo, a partire dai più piccoli e per tutte le fasi della vita, dall’insorgenza di malattie ad alto rischio di disabilità o di morte. 

SALVARE VITE - L’introduzione dei vaccini ha infatti permesso di salvare milioni di vite e prevenire malattie complicanze. Ne è un esempio il morbillo, fatale per un numero di pazienti tra i 30 e i 100 casi su 100.000 persone colpite (fonte Epicentro) a causa di superinfezioni batteriche.
Anche se i vaccini non forniscono una protezione completa dalla malattia alla totalità degli individui a cui sono stati iniettati, emerge chiaramente dai dati che la diffusione delle vaccinazioni ha prodotto un importante calo del numero dei casi per malattie come poliomielite e difterite (per il 100 %), morbillo, rosolia e pertosse (oltre il 96%), tetano (91%) ed epatite B (86%).

L'IMPORTANZA DELLA COPERTURA PER LA COMUNITA' - Un’elevata copertura vaccinale permette inoltre di proteggere le persone che, per controindicazioni mediche o una mancata risposta immunitaria, non possono vaccinarsi.
E se qualcuno ancora dubitasse a causa di campagne denigratorie appartenenti al passato, è bene sapere che dal 2002 i conservanti a base di mercurio (timerosal) non vengono più utilizzati. 

CORRETTA INFORMAZIONE - La nuova sfida è dunque sfatare i falsi miti, rassicurare la popolazione a tutti i livelli attraverso una corretta informazione che tenga aggiornati sul calendario vaccinale per ciascuna età e documenti sull’efficacia reale e il grado di protezione per tutti i vaccini. Perché l’unica arma di prevenzione efficace per i nostri figli e per la comunità in cui viviamo resta la copertura vaccinale.
In quest’ottica si inserisce Family Health – per amore della tua salute che, attraverso il magazine per la famiglia, con editoriali, rubriche di esperti e news, contribuisce a sensibilizzare i lettori sull’importanza della prevenzione, come primo passo responsabile nella gestione del bene più prezioso: la salute. 

martedì 8 dicembre 2015

LAUREA HONORIS CAUSA A STEPHEN C. HARRISON - PIONIERE NELLA VACCINOLOGIA ANTI HIV

Il suo lavoro sui virus ha portato a numerosi progressi nel campo della vaccinologia.




STEPHEN COPLAN HARRISON
BIOGRAFIA

Il prof. Stephen Coplan Harrison, nato a New Haven (Connecticut), si è laureato in Biofisica all’Università di Harvard nel 1967. Dopo un periodo di attività post-dottorale a Cambridge (UK), ha intrapreso una lunga e prestigiosissima carriera proprio all’Università di Harvard, dove al momento è professor of basic biomedical science, cui si aggiunge la decennale direzione del Center for Molecular and Cellular Dynamics. È membro della National Academy of Sciences (USA), della European Molecular Biology Organization (EMBO) ed è stato insignito dei più importanti premi internazionali nel settore.

Alla valenza scientifica il prof. Harrison associa una sincera dedizione alla promozione della scienza come veicolo di miglioramento della condizione umana, soprattutto nell’ambito biomedico; questo suo impegno è testimoniato dalla vice-presidenza della Helen Hay Whitney Foundation, un charitable trust che si propone di avviare i migliori laureati in medicina a una carriera scientifica, con l’obiettivo di plasmare le figure di medical scientists e di formare la classe dirigente biomedica.

Il prof. Harrison dedica una notevole percentuale del suo tempo non solo all’attività didattica, ma anche alla promozione delle carriere e della formazione dei giovani scienziati; per 25 anni, dal 1971 al 1996, ad Harvard ha ricoperto la carica di chairman del Board of Tutors in Biomedical Sciences, una funzione che gli ha consentito di fornire assistenza personale e professionale nell’orientamento delle scelte e nella soluzione dei problemi a più di 1600 giovani ricercatori.

Nella comunità scientifica internazionale il prof. Harrison è considerato il padre della strutturistica moderna. Formatosi come strutturista, la disciplina “ultima” della biologia, quella che decifra come le cose sono veramente fatte, Harrison, animato da una visione in anticipo sui tempi, indirizzò ben presto la sua ricerca alla comprensione dei sistemi, soprattutto in relazione alle “proprietà emergenti” dei sistemi, quelle che derivano dall’interazione dei componenti e che non possono essere intuite o svelate dalla conoscenza dei singoli componenti. Negli anni in cui non esistevano sincrotroni o criocristallografia e i computer avevano capacità di calcolo piuttosto limitate si propose l’obiettivo di decifrare la struttura di un intero virus. Questo comportò sia l’invenzione di nuove tecnologie, sia un approccio rivoluzionario alla data collection e alla computazione dei dati. Il risultato fu la prima struttura di un virus nella sua interezza: il tomato bushy stunt virus; a questo fecero seguito il virus del papilloma umano, il virus della dengue, i rotavirus e l’HIV.

Accanto all’impegno in virologia strutturale, lo scienziato statunitense ha applicato le sue metodologie e il suo ingegno alla soluzione della struttura di altre importanti macchine molecolari: i complessi proteina (il DNA, l’enhanceosome, il cinetocore).


mercoledì 10 settembre 2014

L’ALZHEIMER PUÒ ESSERE RALLENTATO: LO DICE UNA RICERCA ITALIANA

Chiarito uno dei meccanismi che impedendo alle cellule del cervello di ‘ripulirsi’ favorisce lo sviluppo dell’Alzheimer, la più comune patologia legata all’invecchiamento.
L’accumulo nel tessuto cerebrale di peptidi di β amiloide (Aβ), i principali componenti delle placche senili, è una delle cause principali della malattia.

Alcune componenti del team di ricerca NICO - Università di Torino. 
Da sinistra: Debora Monteleone e le due autrici principali 
Elena Tamagno e Michela Guglielmotto

Lo studio, pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Autophagy, è nato nei laboratori del NICO l’Istituto di Neuroscienze della Fondazione Cavalieri Ottolenghi - Università di Torino con sede a Orbassano, ma è frutto di una collaborazione a livello nazionale e internazionale. Hanno infatti partecipato - oltre al Dipartimento di Scienze Biologiche e Cliniche dell’Università di Torino - ricercatori dell’Università di Catania, Genova, Losanna e della Columbia University di New York.

Elena Tamagno e Michela Guglielmotto del gruppo di ricerca guidato dal direttore dell’istituto, il prof. Alessandro Vercelli - hanno individuato la relazione che lega la presenza di questa molecola ai principali meccanismi di morte e ricambio cellulare, entrambi responsabili della neurodegenerazione e dello sviluppo della malattia.

sabato 24 maggio 2014

CONGRESSO MONDIALE DI MEDICINA DI MONTAGNA PER LA PRIMA VOLTA SULLE ALPI

500 ricercatori, soccorritori, medici di montagna e d’emergenza da tutto il mondo all’EURAC di Bolzano

Nei 20 anni passati il congresso mondiale di medicina d’alta quota e medicina d’emergenza in montagna ha toccato tutti i continenti ma non è mai stato ospitato da un paese alpino. Quest’anno, in concomitanza con il 60° anniversario della spedizione italiana sul K2, l’evento fa tappa a Bolzano. Dal 25 al 31 maggio il capoluogo altoatesino accoglierà oltre 500 di medici, alpinisti e ricercatori per fare il punto sulla ricerca mondiale dedicata alla medicina di montagna. 

Oltre alle relazioni scientifiche, il congresso organizzato dall’Istituto di Medicina d’Emergenza in Montagna dell’EURAC prevede una giornata dedicata al tema del soccorso alpino in Nepal. Per la prima volta alcuni dei medici e soccorritori che hanno partecipato alle operazioni di soccorso della valanga caduta sull’Everest il 18 aprile scorso e che due anni prima si sono formati qui in Alto Adige racconteranno la loro esperienza. 

 Il programma è disponibile sul sito ufficiale del congresso: www.ismm2014.org.


Notizia pubblicata su Gravità Zero 

giovedì 31 ottobre 2013

ELENA CATTANEO È "STEM CELL PERSON OF THE YEAR 2013"

Il premio “Stem Cell Person of the Year”, promosso dal Knoepfler Lab dell'Università della California, è stato assegnato per il 2013 a Elena Cattaneo, ricercatrice italiana nominata a settembre senatrice a vita per i suoi meriti scientifici.

Il premio, istituito lo scorso anno dal ricercatore/blogger Paul Knoepfler, intende fornire un riconoscimento a quanti operano con passione e competenze d’eccellenza allo studio delle cellule staminali.

Elena Cattaneo è Direttore del Centro di Ricerca sulle Cellule Staminali - UniStem dell'Università degli Studi di Milano e molti dei suoi studi sono dedicati alla comprensione della malattia di Huntington, una patologia che comporta la progressiva perdita di neuroni e con essa di molte capacità motorie e cognitive.

Nel messaggio di congratulazioni pubblicato sul blog, Knoepfler definisce Elena Cattaneo come “una vera donna del Rinascimento scientifico”, evidenziandone non solo i meriti scientifici, ma anche il ruolo attivo che ha svolto e continua a svolgere in difesa della scienza e dell'etica della scienza.

Fonte: Knoepfler Lab

sabato 3 agosto 2013

ILARIA CAPUA: SPERIMENTAZIONE ANIMALE NECESSARIA PER LA RICERCA TUTELANDO IL BENESSERE DEGLI ANIMALI

Sulla sperimentazione animale il Governo ha approvato l'ordine del giorno di Scelta Civica. Prima firmataria la scienziata Ilaria Capua.

Per Scelta Civica è importante tutelare il benessere degli animali e, nel contempo, permettere ai ricercatori italiani di esprimere il loro potenziale nella ricerca scientifica che può dare nuove risposte alle grandi tematiche di sanità pubblica. Questa la decisa posizione dell'ordine del giorno sulla sperimentazione animale sottoscritto da tutti i parlamentari di Scelta Civica e approvato dal Governo.
La ricerca sugli animali va condotta nel rispetto delle norme ma senza mai dimenticare quanto essa abbia consentito e consenta di fare per la difesa della salute dell’uomo e degli animali. Sarebbe intollerabile, oltre che illegittimo, se l'Italia adottasse una normativa sulla sperimentazione animale più restrittiva di quella europea.

In questo caso, i nostri ricercatori verrebbero tagliati fuori da ogni opportunità internazionale e da ogni possibilità di sviluppare il loro lavoro, con rischi incalcolabili per la stessa occupazione che discende dalle attività di ricerca. Inoltre, si ridurrebbe la competitività della ricerca biomedica italiana, di fatto impedendo ai nostri ricercatori di attingere da fondi di ricerca internazionali.

Scelta Civica ha impegnato pertanto il Governo a seguire le prescrizioni che discendono dalle direttive europee, ribadendo nei fatti l'impegno per un'Italia all'avanguardia nella ricerca scientifica, che sviluppi e scommetta sulle proprie capacita, sulle proprie competenze e sulle proprie eccellenze.
Così si è espressa Ilaria Capua, prima firmataria dell’ordine del giorno approvato dall’Esecutivo. “Sono orgogliosa di aver condotto questa battaglia in nome dei ricercatori italiani. La mia professionalità specifica in questo settore mi ha permesso di rappresentare la posizione del mondo della ricerca, troppo spesso dimenticata”.
Micol Ascoli Marchetti
comunicazione
Science Centre Immaginario Scientifico
riva Massimiliano e Carlotta, 15
34151 Grignano, Trieste (Italy)
Su Ilaria Capua Gravità Zero ha già pubblicato: 

venerdì 8 marzo 2013

I NEURONI POSSONO SOPRAVVIVERE AL CORPO


I neuroni di alcuni mammiferi possono vivere più a lungo degli organismi che li hanno generati.
Questa scoperta contraddice l'opinione diffusa che aumentare la vita media degli individui può essere inutile in quanto i neuroni - anche in assenza di patologia - morirebbero, riducendo chi sopravvive oltre una certa età ad una vita priva di facoltà cognitive.

La scoperta di un team dell’Università di Pavia e del NICO di Orbassano (TO) apre una nuova strada nella ricerca sulle malattie neurodegenerative


Sono i risultati di uno studio pubblicati su PNAS, la rivista dell'Accademia delle Scienze U.S.A., che ha richiesto oltre cinque anni di lavoro.

Autori: Lorenzo Magrassi, professore di Neurochirurga dell'Università di Pavia, insieme al professor Ferdinando Rossi e Ketty Leto, neurofisiologi del NICO - Neuroscience Institute Cavalieri-Ottolenghi presso l'Università di Torino.
I risultati suggeriscono che la sopravvivenza dei neuroni non è geneticamente fissata, ma può essere determinata dal microambiente del cervello dell’organismo ospite.



mercoledì 24 ottobre 2012

ALZHEIMER: RECUPERARE LA MEMORIA È POSSIBILE


SCOPERTO IL MECCANISMO CON CUI IL FATTORE DI CRESCITA NERVOSO (NGF) CONSENTE IL RECUPERO DI FUNZIONI DELLA MEMORIA

Lo studio, pubblicato sul Journal of Alzheimer's disease, dimostra che è possibile ripristinare la neuroplasticità delle cellule dell'ippocampo, regione del cervello in cui i ricordi vengono elaborati e 'conservati'

L'utilizzo adeguato del fattore di crescita nervosa può consentire al cervello di recuperare le capacità di memoria perdute, con il ripristino delle funzioni ad esse connesse in termini di pensiero, comportamento e abilità nello svolgere le attività quotidiane. Lo rivela uno studio scientifico coordinato dal Dr. Marcello D'Amelio, Docente di Fisiologia Umana presso l'Università Campus Bio-Medico di Roma, e dal Prof. Robert Nisticò, Associato di Farmacologia presso l'Università della Calabria, pubblicato sul Journal of Alzheimer's disease.

Questa scoperta, per ora ottenuta su modelli animali, promette ricadute importanti dal punto di vista della cura dei disturbi della memoria, in particolare quelli legati al morbo di Alzheimer, la più comune causa di demenza nel mondo.

sabato 4 dicembre 2010

INFLUWEB: LA RICERCA USA I SOCIAL NETWORK PER MONITORARE LA DIFFUSIONE DEI VIRUS

Partecipa anche tu al primo e più importante esperimento di partecipazione volontaria per il monitoraggio dell'influenza: riapre Influweb, un sistema di partecipazione che utilizza i social network per fare vera ricerca e migliorare le condizioni di salute delle persone.

Si basa su una piattaforma web interattiva, a cui chiunque può accedere per registrarsi, partecipare attivamente, fornire aggiornamenti su eventuali sintomi influenzali e ottenere informazioni utili sul virus dell'influenza.

La terza stagione del progetto Influweb comincia Lunedi 22 Novembre 2010.

Con il vostro aiuto potremo costruire la mappa della stagione influenzale 2010/2011.

Nei mesi precedenti i questionari sono stati migliorati e tutta la piattaforma è stata completamente rinnovata. Siamo a disposizione dei nostri partecipanti per raccogliere commenti e segnalazioni che saranno cruciali per aiutarci a migliorare ancora.


mercoledì 17 marzo 2010

LE PIASTRINE E LA FUNZIONALITA' DELLE CELLULE NERVOSE


Da molto tempo è noto a tutti che la più importante funzione delle piastrine è di arrestare la fuoriuscita del sangue dalle ferite: con il concorso di un insieme di enzimi, proteine e lipidi, e attraverso complessi meccanismi metabolici, contribuiscono a formare il coagulo che arresta l'emorragia. E’ anche noto che esistono delle strette correlazioni enzimatiche, metaboliche e similitudini fra le piastrine e le cellule nervose, a proposito del metabolismo di vari neurotrasmettitori quali serotonina, dopamina, GABA, ecc. Molto verosimilmente perché le piastrine possiedono caratteristiche molto simili s’ipotizzano come derivate dallo stesso foglio embrionale. Esse, infatti, hanno: simili recettori, sono condizionate da diversi agenti di stress, inclusi quelli psicologici e hanno un enzima, l’enolasi, con le sue sub unità, esattamente come il cervello e sono le uniche cellule a possedere queste caratteristiche di similitudine. Per tali motivi le piastrine da qualche tempo considerate dei marker biologici in psichiatria, vengono anche chiamate “neuroni circolanti” o “ambasciatrici del cervello” e potrebbero offrire un rilevante vantaggio nella comprensione della neurofisiologia di vari disordini psichiatrici. Inoltre, alcune modificazioni delle funzioni piastriniche sono state osservate nelle sindromi psichiatriche ed è affascinante il legame fra patologia depressiva, coronarica e funzione piastrinica.

In tale ambito, dopo un ampio esame della letteratura internazionale sull’argomento, dei ricercatori italiani partendo dalle suddette constatazioni, hanno ipotizzato che lo studio delle caratteristiche e delle variazioni compositive e metaboliche degli acidi grassi dei lipidi piastrinici avrebbe potuto fornire dei dati importanti su alcuni aspetti della funzionalità delle cellule nervose.

Tale ipotesi è stata formulata dal Prof. Massimo Cocchi dell’Università di Bologna e Professore di Biochimica della Nutrizione presso la L. U. de. S. University, di Lugano, Svizzera, Presidente della Sezione di Bologna della Società Italiana di Biologia Sperimentale “Oliviero Mario Olivo”, che nella sua lunga attività professionale, in Italia e all’estero, si è dedicato allo studio biochimico dei lipidi ed ha maturato un’approfondita conoscenza sui loro aspetti metabolici e dal Prof. Lucio Tonello, Professore di Scienze Bio- Matematiche presso la L. U. de. S. University, di Lugano, Svizzera.

domenica 8 novembre 2009

ECCELLENZA AL FEMMINILE A GENOVA DAL 9 NOVEMBRE

Parte oggi, 9 novembre, il Festival Eccellenza al Femminile 2009.

Architettura, tecnologia, economia, teatro, letteratura, internet, scienza e tecnologia al Festival Eccellenza al Femminile 2009.

A Genova dal 9 al 16 novembre, incontri, spettacoli e performance, ospiti, incontri e spettacoli suddivisi in quattro percorsi per un totale di oltre 30 appuntamenti.

Donne straordinarie che hanno aperto la strada all’eccellenza femminile servendosi del cuore e della mente ed elevando entrambi a guida della creatività.

Il Festival si propone di investigare l’importanza che assume per le donne di oggi il rapporto tra mente e cuore nel lavoro, nel sociale e nella cultura, lo stesso che ha mosso in passato la creatività e il genio femminile.

Programma 2009
Scarica il programma completo in formato PDFSito web: www.eccellenzalfemminile.it

Tra i tanti interessanti eventi segnaliamo:

SABATO 14 NOVEMBRE 2009


ORE 16.00

Palazzo Tursi-Salone di Rappresentanza

TAVOLO TEMATICO CON L’ASSOCIAZIONE DONNE MEDICO

LE DONNE E LA MEDICINA NELLA SOCIETÀ CONTEMPORANEA


lunedì 5 ottobre 2009

LO STUDIO SULLA TELOMERASI VINCE IL PREMIO NOBEL MEDICINA/FISIOLOGIA 2009


Gravità Zero ha fatto centro, annunciando con un giorno di anticipo i probabili vincitori del Premio Nobel per la Medicina o Fisiologia di quest'anno.

Il Premio è stato vinto da Elizabeth Blackburn, Carol Greider e Jack Szostak per le loro ricerche sull'enzima telomerasi.

E' la prima volta che l'annuncio viene dato attraverso un sistema di video-streaming direttamente dal sito web nobelprize.org, dunque in diretta-live mondiale.
Abbiamo così potuto assistere in presa diretta all'annuncio dell'assegnazione del premio.

Per la prima volta la diretta stream-live dell'annuncio del Premio

Tutti i Premi Nobel di quest'anno verranno consegnati il 10 dicembre, durante la cerimonia che cade nell'anniversario della morte di Alfred Nobel, avvenuta nel 1896.

Il sito ufficiale: nobelprize.org
.

mercoledì 18 marzo 2009

OBBLIGO DI DENUNCIA DEI CLANDESTINI: IL RIFIUTO DEI MEDICI


La reazione dei medici è stata d’immediata condanna, e tutta la rete protesta in massa contro il recente decreto legge (ne abbiamo parlato qui) che detta ai medici imposizioni sull'obbligo di denunciare gli immigrati clandestini che ricorrono al sistema sanitario.

E dai blog rimbalza anche l’allarme per ulteriori danni ai diritti civili cagionati dalle proposte del Pacchetto Sicurezza

Gravità Zero viene ripreso sul "primo piano" di un interessante approfondimento di Liquida Magazine

E intanto il nostro Prof. Giuseppe Caramia, ci scrive segnalandoci alcune note storiche che non dovrebbero essere mai dimenticate!

"Faccio presente che la proposta di legge, oltre a contraddire gli insegnamenti e il giuramento di Ippocrate, padre della medicina occidentale, potremmo dire che va anche contro il principio fondamentale della Croce Rossa del quale un medico italiano Ferdinando Palasciano nel 1848 è stato, come da tutti riconosciuto l'ispiratore".

"In pratica una tale legge ci riporterebbe ai tempi dei Borboni quando l’illustre medico napoletano dell’esercito borbonico Ferdinando Palasciano (Capua 1815 - Napoli 1891) viene condannato a morte per fucilazione perché nella battaglia di Messina contro gli insorti, nonostante il divieto del Generale Filangeri, presta soccorso anche ai nemici feriti e ai civili. Giustifica il suo comportamento perché in base al diritto di tutti i feriti di guerra alla cura, in virtù del “principio di neutralità del ferito”, al fatto che la vita dei feriti è sacra e che la missione di medico è «troppo più sacra» del dovere di soldato. La condanna gli viene tramutata in un anno di carcere grazie all’intervento e alla stima personale di Ferdinando II di Borbone".

"Caduti i Borboni, il 28 aprile 1861, in una storica seduta dell’Accademia Pontaniana di Napoli, espone il suo principio di “neutralità dei feriti di guerra”, inquadrandolo nei doveri internazionali degli Stati ed è pertanto considerato “ispiratore della nascente Croce Rossa”. Infatti gli svizzeri raccolgono l’idea e la portano avanti fino alla Convenzione di Ginevra, approvata il 22 agosto 1864 in cui viene istituita la Croce Rossa.

Il governo italiano dell’epoca, non si cura di rivendicarne la paternità per conto del Palasciano, ma il 12 agosto 1868, tutta la stampa svizzera gli riconosce il primato di aver proclamato "la neutralità dei feriti sul campo di battaglia" e auspica che il Congresso riunito possa «ispirarsi di più in più alle idee di Palasciano e farle passare nell’ordine dei fatti ormai acquisiti della nostra civiltà». Il Nobel per la Pace del 1901, il primo nella storia, viene assegnato allo svizzero Dunant e al francese Passy. Palasciano è morto dieci anni prima, il 28 novembre 1891".
"In sostanza il bisognoso di cure non ha nazionalità!"
G. Caramia

tratto da: Gravità Zero, divulgazione scientifica

mercoledì 11 marzo 2009

È GIUSTO CHE UN MEDICO DENUNCI UN CLANDESTINO BISOGNOSO DI CURE?


Secondo un recente emendamento varato dal Senato, i medici saranno obbligati a denunciare i clandestini all'autorità di polizia. Il presidente della federazione degli ordini dei medici Amedeo Bianco parla di "norma che va contro l'etica e la deontologia e che si potrebbe rivelare un boomerang sul piano della salute pubblica"

L'emendamento, che ha fatto molto discutere, sopprime il comma 5 dell'articolo 35 del decreto legislativo del 25 luglio 1998, n. 286, ossia il Testo unico di disciplina dell'immigrazione che già recitava:
"L'accesso alle strutture sanitarie da parte dello straniero non in regola con le norme sul soggiorno non può comportare alcun tipo di segnalazione all'autorità, salvo i casi in cui sia obbligatorio il referto, a parità di condizioni con il cittadino italiano"

Una prima riflessione è che la norma possa avere riflessi gravissimi sia sulla salute pubblica di ogni cittadino italiano, sia sugli strati più deboli della popolazione, tra cui le donne immigrate.

Il calo di clandestini presso i Pronto Soccorso fa presagire, infatti, la possibilità che questi non ricorrano a cure in casi patologici gravi, con pericolo per se stessi e per la diffusione di malattie contagiose potenzialmente pericolose per tutti gli italiani (i clandestini potrebbero diffondere anche malattie endemiche nei loro paesi come la tubercolosi).
«Se queste persone, quando hanno la Tbc, non si facessero curare – spiega Walter Ricciardi, direttore dell’Istituto di Igiene presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia del Policlinico Gemelli di Roma - potrebbero diffondere la malattia, che si trasmette per via respiratoria».
Inoltre le giovani donne in procinto di partorire e/o bisognose di cure ricorreranno sempre più a cure clandestine, con pericolo per la propria salute e quella del bambino. Una proposta di legge che, oltre a contraddire gli insegnamenti e il giuramento di Ippocrate, padre della medicina occidentale, potremmo dire che va anche contro il principio fondamentale della Croce Rossa.

Abbiamo girato la parola al Prof. Andrea Vania specialista in Pediatria dal 1986, ricercatore Confermato in Clinica Pediatrica presso l'Università di Roma "La Sapienza", Esperto del Ministero della salute per il Programma di ECM.

"Il provvedimento sicurezza che in questi giorni il governo si appresta a varare, se otterrà il consenso della camera (quello del senato lo ha già avuto), ci mette, come medici, in una posizione non solo scomodissima, ma - a mio modo di vedere - totalmente inaccettabile.

Inaccettabile dal punto di vista etico-professionale: il giuramento d'Ippocrate è molto preciso in questo senso,

"Ἃ δ' ἂν ἐν θεραπείῃ ἢ ἴδω, ἢ ἀκούσω, ἢ καὶ ἄνευ θεραπηίης κατὰ βίον ἀνθρώπων, ἃ μὴ χρή ποτε ἐκλαλέεσθαι ἔξω, σιγήσομαι, ἄῤῥητα ἡγεύμενος εἶναι τὰ τοιαῦτα."

ovvero

"Ciò che io possa vedere o sentire durante il mio esercizio o anche fuori dell'esercizio sulla vita degli uomini, tacerò ciò che non è necessario sia divulgato, ritenendo come un segreto queste stesse cose.".

Inaccettabile per il principio del "primum non nocere"!

Inaccettabile per chi è un cristiano credente: se la carità cristiana non fosse un principio sufficientemente forte, credo che la parabola del buon samaritano sia un esempio estremamente efficace di come ci si comporta nell'assistenza verso gli sconosciuti, ovvero senza chiedere chi siano o da dove vengano, ma solo agendo nel loro interesse e per salvaguardare il loro benessere.

Inaccettabile dal punto di vista civico: si chiede a noi medici di compiere funzioni di polizia, o quanto meno di delazione ...ma questo è in linea con l'aver chiesto (beh... "chiesto" tra virgolette, poiché di obbligo e di ordini si è trattato!) ai militari di compiere funzioni di polizia, e poi di operatori ecologici, e poi chissà di cos'altro ancora.

Gli ordini professionali medici e molte società scientifiche delle singole specializzazioni e sub-specializzazioni per fortuna si sono sollevate contro l'ipotesi di questo provvedimento, e questo è un bene.

E' un bene anche che i singoli medici, o singoli ospedali, abbiano pensato e provveduto ad apporre bene in vista cartelli che assicurano che i medici e gli operatori sanitari di una certa struttura si sono presi l'impegno di non denunciare nessun clandestino.

Ma ciò che è male, ciò che resta male, in questa società estremamente mediatica, è la notizia stessa, anzi l'ipotesi della notizia: è di qualche giorno fa la notizia (Adnkronos) che gli accessi di extracomunitari agli ospedali ed ambulatori pubblici è già calata di percentuali variabili dal 15% fino anche al 50%!! Magari si può pensare: meglio, significa che veniva un sacco di gente perdigiorno, e solo perché aveva assistenza gratuita.

Può anche darsi che sia così, ma ciò non sposta di una virgola il problema di fondo: grazie anche a quest'assistenza gratuita tantissimi casi di malattie trasmissibili e potenzialmente gravi anche per noi sono stati prevenuti, o riconosciuti e curati in tempo, o almeno contenuti e circoscritti. cosa succederà ora, se chi sta male non verrà a farsi vedere, solo per la paura di essere denunciato?

Perché questo è il punto cruciale: quando si toccano i diritti fondamentali degli "altri", senza accorgersene si danneggiano i diritti fondamentali "propri".

Pensiamoci!"

venerdì 12 dicembre 2008

TRAPIANTO DI FEGATO PEDIATRICO AL CONGRESSO DI AVERSA


Il trapianto di fegato, cioè la sostituzione di un fegato ammalato con uno sano prelevato da un donatore, è stato realizzato per la prima volta nel 1963 a Denver nel Colorado ma il primo successo si è avuto solo nel 1967 e per un tempo alquanto breve. Negli anni '70, solo il 25% dei pazienti sopravvivevano almeno un anno e solo negli anni '80 con la messa a punto della ciclosporina i risultati sono migliorati negli adulti e nei bambini.

La ciclosporina infatti, uno dei più potenti farmaci immunosoppressivi utilizzati per prevenire il rigetto dei trapianti è il maggior responsabile del successo di tutti i tipi di trapianti d’organo, agisce inibendo i linfociti T helper, responsabili del rigetto, senza però alterare la funzione del midollo osseo da dove originano molte delle cellule vitali del sangue.

Così dall'inizio degli anni 90 il trapianto di fegato è divenuto, in età evolutiva, un trattamento standard ha sostenuto la Prof.ssa Giorgina Mieli-Vergani, dell’Institute of Liver Studies - King's College Hospital, Denmark Hill, London, nella sua relazione al Congresso Nazionale di Pediatria Ospedaliera ad Aversa organizzato dal Presidente della Società Italiana Pediatria Ospedaliera Prof Salvatore Vendemmia.

Le indicazioni per il trapianto di fegato pediatrico comprendono epatopatie croniche scompensate di varia eziologia quali l’ atresia delle vie biliari dopo una enterostomia di Kasai che non ha avuto successo, deficienza di alfa 1 anti-tripsina, colangite sclerosante, colestasi progressive familiari, malattia di Wilson, epatite autoimmune, fibrosi cistica, ecc); gravi malattie metaboliche incompatibili con una vita normale e dovute a difetti enzimatici confinati solo o soprattutto al fegato (per esempio sindrome di Crigler Najjar tipo 1, ipercolesterotemia familiare, acidemia propionica, difetti del ciclo dell'urea, ecc); tumori che rispondono alla chemioterapia ma rimangono inoperabili; insufficienza epatica acuta; complicazioni di malattie epatiche croniche associate a povera qualità di vita (per esempio prurito e xantomatosi nella sindrome di Alagille).

La Prof.ssa G. Mieli-Vergani sottolinea che in pediatria, la decisione di procedure a trapianto non è presa solo sulla base di una diminuita possibilità di sopravvivenza, ma anche sulla necessità per il bambino di crescere, di studiare e di vivere normalmente, completamente integrato nella società. Il bambino e la famiglia hanno bisogno di accurati accertamenti medici e psicologici prima che il bimbo sia messo in lista per trapianto e devono essere pronti ad accettare la dipendenza dalla struttura sanitaria per molti anni a venire.

Nonostante il trapianto di fegato continui ad essere una operazione molto complessa che può durare anche molte ore, richiedere quantità notevoli di sangue trasfusionale e presentare frequenti complicazioni, il tasso di sopravvivenza nei bambini si attesta all’80-90%.

Il numero di organi disponibili è molto basso rispetto alle necessità, e anche per questo si sono sviluppate le tecniche dello ‘split-liver’, cioè la divisione in due sezioni del fegato che può, successivamente, essere impiantato su due differenti pazienti, la porzione sinistra, più piccola, su un bambino e quella destra su un adolescente o adulto, e il trapianto di fegato tra viventi. Il fegato infatti si rigenera, ed è quindi possibile l'espianto parziale da un donatore vivente. Questa tecnica è anche stata favorita dal fatto che in alcune nazioni (ad esempio Corea del Sud o Giappone) non sia concepibile, per motivi religiosi e culturali, prelevare organi da un cadavere.

Inoltre il notevole successo ottenuto dalla tecnica dello ‘split-liver’ ha migliorato in modo drammatico la disponibilità e la prognosi del trapianto epatico pediatrico aumentando il pool di organi per bambini di tutte le età: grazie allo split-liver è possibile salvare due vite con un solo donatore. Particolarmente interessante è la procedura del trapianto ausiliario, che permette di correggere malattie metaboliche con gravi effetti sistemici, ma associate ad una normale funzionalità epatica, come la sindrome di Crigler Najjar tipo 1 or l'ipercolesterolemia familiare, senza i rischi associati ad un trapianto di organo intero, e di offrire a pazienti con insufficienza epatica acuta un periodo ponte per una guarigione del loro fegato, evitando così la necessità dell'uso di farmaci anti rigetto a lungo termine.

Una nuova tecnica peraltro ancora sperimentale, è il trapianto di epatociti, attualmente per la cura parziale di difetti metabolici come la sindrome di Crigler Najjar tipo 1, la deficienza di fattore VlI, i difetti del ciclo dell’urea e la glicogenosi di tipo 1. In via di sperimentazione e' anche il trapianto di epatociti per bambini con colestasi familiare progressiva o insufficienza epatica acuta.

La Prof.ssa G. Mieli-Vergani ha concluso affermando che sebbene il trapianto di fegato abbia diminuito drasticamente la mortalità delle malattie epatiche in età pediatrica, è importante ricordare che avere il fegato di un' altra persona è di per se una"malattia cronica” per le cure che devono essere continuamente attuate e che una delle cause più comuni di complicanze, particolarmente negli adolescenti e giovani adulti, che porta alla perdita dell'organo trapiantato è la mancata aderenza alla terapia anti-rigetto (ciclosporina, corticosteroidi, tacrolimus) che può portare ad un ulteriore trapianto.
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mercoledì 10 dicembre 2008

LA SALUTE DEGLI ITALIANI OGGI: E DOMANI?


La salute degli italiani è decisamente buona come mostrano le aspettative di una lunga vita e le prospettive sarebbero ancora migliori se venissero promossi comportamenti e stili di vita adeguati soprattutto per quanto riguarda l'attività sportiva, considerata una vera e propria medicina, l'alimentazione, il fumo e l'abuso di alcol.

Al Convegno nazionale su “Progressi delle Aziende Sanitarie per la Salute in Italia (PASSI): dalla lettura dei dati alla programmazione sanitaria" organizzato dal CCM (Centro nazionale per la prevenzione e il Controllo delle Malattie) del Ministero e dal CNESPS (Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute) dell'Istituto Superiore di Sanità, è stata presentata la sintesi del Rapporto nazionale “PASSI 2007” con gli interventi preventivi messi in campo dalle Aziende Sanitarie Locali e dalle Regioni.

L'evento ha rappresentato un'occasione di riflessione sulle informazioni raccolte per la programmazione in sanità pubblica attraverso il contributo delle esperienze regionali e aziendali e il confronto con i partner istituzionali e i portatori di interesse.

Dalle interviste telefoniche di 20.000 persone effettuate da operatori sanitari tramite un questionario standardizzato su un campione di popolazione adulta tra i 18 e i 69 anni nel corso del 2007 è emerso il dato confortante che il 65% ritenere buono o molto buono il proprio stato di salute.

Continua inoltre a diffondersi e si consolida nei cittadini la cultura della salute, insieme alla consapevolezza del legame tra benessere e stili di vita e comportamenti preventivi. Come brutto rovescio di una così bella medaglia è però risultato che il 32% delle persone è in sovrappeso, 31% si è dichiarato fumatore, il 28% è completamente sedentario, il 16% ha abitudini di consumo di alcol considerate a rischio e l'11% è obeso.

Da quanto ora riportato appare evidente che adeguati interventi su comportamenti e stili di vita possono dare risultati brillanti soprattutto se messi in atto in un periodo particolarmente sensibile della vita dell’uomo e soprattutto delicata rispetto agli esiti di salute psico-fisica e di vita future quale quello dell’età evolutiva.

Soprattutto in tale epoca la “dieta mediterranea” proposta negli anni 1950 dal Dottor Keys che dal freddo Minnesota si è trasferito con la moglie nella sua seconda casa nell’Italia meridionale nel piccolo e bellissimo borgo marino di Pioppi del Comune di Pollica nel Cilento, in Provincia di Salerno, dove è vissuto per circa quaranta anni, è di fondamentale importanza.

Dall'ultima recente indagine su "Abitudini e stili di vita degli adolescenti", che viene condotta da oltre 10 anni dalla Società italiana di pediatria su un campione di 1200 studenti delle scuole medie inferiori, di età compresa tra 12 e 14 anni è invece emerso, come elemento più allarmante un ulteriore aumento del consumo di fumo, alcol e droga. Tale fenomeno in costante crescita da molti anni, evidenzia incrementi significativi dato che nel 2008, il 30,2% ha ammesso di aver fumato almeno una volta una sigaretta, contro il 23,6% del 2007, il 10% ha ammesso di essersi ubriacato, rispetto al 9% e che il 6,4% ha fumato cannabis, contro il 4,2%.

Rilevante è inoltre risultato l'accesso e l'uso delle tecnologie di comunicazione. Fino al 2000 quasi tutti avevano sentito parlate di Internet, ma solo il 37% aveva un personal computer a casa e meno del 25% aveva navigato almeno una volta sul web. Nel 2008, il 42,4% (45% delle femmine contro il 41% dei maschi) utilizza quotidianamente Internet e solo il 12% non si collega mai in Internet. Inizialmente su internet si cercavano informazioni e approfondimenti per la scuola, oggi ci si collega in rete per scarico di musica/video (76,4%), messenger (75,9%), chat (69,9%), e, soprattutto, viene utilizzato YouTube (76,5%). I comportamenti a rischio dichiarati sono: il 39% richieste da sconosciuti, in chat o in messenger, del numero di telefono e il 13,3% lo ha dato. Inoltre, in percentuali variabili, sono stati richiesti incontri, foto e uso di web cam: una parte di questi giovani ha aderito a tali richieste.

Il Presidente della Società Italiana di Pediatria Dr Pasquale Di Pietro ha pertanto sostenuto la “necessità di un intervento tempestivo e congiunto di famiglia, scuola, pediatri e Istituzioni che deve comprendere: la realizzazione di campagne istituzionali, specificatamente rivolte agli adolescenti, di sensibilizzazione e informazione sui rischi derivanti dal fumo, dal consumo di alcol e dall'assunzione di sostanze (così come sono state realizzate in altre nazioni); una azione capillare, dello stesso tenore, da parte della scuola; un controllo maggiore esercitato dai genitori che spesso (specie per quanto riguarda il fumo) sono più tolleranti del dovuto; un ruolo più incisivo dei pediatri di sostegno e indirizzo alla famiglia per prevenire o intervenire sul fenomeno".

Uguale impegno deve essere posto nel ridurre l'overdose televisiva che condiziona, in peggio, tutti i comportamenti degli adolescenti: da quelli alimentari a quelli sociali. Il tempo in eccesso passato davanti alla TV (più di tre ore al giorno), con i messaggi e i modelli veicolati, favoriscono una ridotta attività fisica e sportiva, una minore socializzazione, minori stimoli culturali, meno dialogo e tempo trascorso con i genitori: stili di vita.

Più positivi sembra invece essere alcuni aspetti relativi alla alimentazione: frutta e latte sono gli spuntini scelti da almeno il 50% del campione, bibite gasate e merendine ricche di grassi saturi e di grassi trans, rimangono una percentuale minoritaria.


sabato 22 novembre 2008

LA SENATRICE RITA LEVI MONTALCINI STASERA SU RAI 3

Stasera a "Che Tempo Fa", programma diretto da Fabio Fazio alle 20.10 su RAI 3, sarà ospite Rita Levi Montalcini. Qui è possibile seguire la diretta rai su web.

Una vita dedicata alla ricerca, premio Nobel per la Medicina 1986, tutt’oggi impegnata nell’attività scientifica e nel campo sociale attraverso la fondazione che porta il suo nome, senatrice a vita, è anche membro dell’Accademia Nazionale dei Lincei, dell’ Accademia Pontificia delle Scienze, dell’Accademia Americana delle Scienze e Presidente dell’Istituto Europeo per la Ricerca sul Cervello.


Qui la sua Fondazione [www.ritalevimontalcini.org] che con il motto “Il futuro ai giovani” ha lo scopo di favorire l’orientamento allo studio e al lavoro delle nuove generazioni.

Due sono gli impegni prioritari della scienziata: prima di tutto potenziare l'attività di Ebri, l'Istituto europeo di ricerca sul cervello da lei fondato... "per dare a tanti ricercatori italiani all'estero una possibilità concreta per poter tornare in Italia".

Poi, la seconda sua "missione": la lotta in favore dell'alfabetizzazione delle donne africane. Un obiettivo che la vede in campo da tempo con la Fondazione onlus che porta il suo nome e che fino ad oggi ha promosso oltre 800 borse di studio per le donne di questi Paesi.

[www.ritalevimontalcini.org]



Articolo di Claudio Pasqua tratto da: Gravità Zero
Blog di Divulgazione scientifica


giovedì 13 novembre 2008

L'ISTAT E LA SALUTE DEGLI ITALIANI


L'Annuario statistico italiano 2008 riporta che la popolazione residente in Italia alla fine del 2007 ha fatto registrare un aumento di quasi mezzo milione di persone per cui i residenti nel nostro Paese sono 59.619.290, circa 488.000 unità in più rispetto all'anno precedente.

Tale incremento è dovuto al saldo attivo del movimento migratorio positivo per 494.871 unità che ha neutralizzato l'effetto negativo del saldo naturale di 6.868 unità causato dall'aumento della mortalità nel Mezzogiorno.

Attualmente gli stranieri iscritti in anagrafe rappresentano il 5,8% della popolazione totale, un valore che conferma il trend crescente degli anni precedenti.
Nel 2007 si è verificato un leggero aumento delle nascite per cui la fecondità è salita da 1,35 nel 2006 a 1,37 figli per donna, valore che risulta essere il più elevato degli ultimi anni anche se si è avuto comunque un saldo negativo della popolazione italiana.

Confrontando i dati italiani con gli ultimi dati internazionale del 2006, valori più bassi si riscontrano solo in Germania con 1,34 figli per donna e in alcuni paesi dell'Europa dell'Est quali la Polonia con 1,27 e la Slovacchia con 1,24.

Nel 2008 l’80,1% della popolazione esprime un giudizio positivo sul proprio stato di salute (dato di poco superiore al 2006); il 12,9% è poco soddisfatto, mentre le persone del tutto insoddisfatte sono il 4,4%.

Nel Nord, nonostante il clima meno favorevole, il livello di soddisfazione è pari all’82,8%, mentre nel Mezzogiorno scende al 77,3%. Lamentele si hanno invece per la difficoltà di accesso ai servizi di pubblica utilità quali il pronto soccorso (55,7%), le forze dell’ordine (40,6%), gli uffici comunali (35,3%), i supermercati (31,5%) e gli uffici postali (27,9%). Le maggiori difficoltà vengono inoltre riferite dalle famiglie del meridione.
La frequenza di patologie croniche, soprattutto in una nazione come l’Italia caratterizzata da un alto tasso di invecchiamento, costituisce un importante indicatore per valutare lo stato di salute della popolazione. E’ così emerso che Il 39% degli Italiani dichiara di essere affetto da almeno una delle principali patologie croniche, valore che risulta essere in lieve aumento rispetto al 2007. Va però rilevato che il 47,5% delle persone colpite da almeno una malattia cronica, dichiarano di sentirsi in buona salute.

Le patologie più frequenti sono l'artrosi/artrite (18%), l'ipertensione (16%), le malattie allergiche (10,6%), l'osteoporosi (7,3%), la bronchite cronica e l'asma bronchiale (6,4%) e il diabete (4,8%). Le donne assumono più farmaci degli uomini in una percentuale pari al 44% contro il 35,3%. Con l’aumento dell’età aumenta il consumo di farmaci per cui dopo i 55 anni oltre la metà della popolazione li usa e oltre l'87% li usa dopo i 75 anni. Le più frequenti cause di morte, per 100 mila abitanti, sono sempre le malattie cardiovascolari con 419 decessi, seguite dai tumori con 291decessi, dalle patologie respiratorie con10 decessi mentre le morti violente sono pari a 44,5 decessi per 100 mila abitanti.


Sintesi da: www.istat.it/dati/catalogo/20081112_00/
Annuario statistico italiano 2008
Diffuso il: 12 novembre 2008
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